Chiusura estate 2013 – atto secondo – agosto che caldo, che fumo

Visto che siamo a Bologna (e precisamente, giusto per ribadire, in via Gandusio 6, perpendicolare sotto il ponte di Stalingrado, presso il Circolo Arci Guernelli), non si può, parlando del mese di agosto, evitare di citare l’omonimo pezzo di uno dei massimi cantautori della città: Claudio Lolli.

La prossima settimana ricorrerà il 33imo anniversario della Strage della stazione di Bologna. La Strage compie gli anni di Cristo e sta per esser posta definitivamente sulla croce: troppi anni son trascorsi e troppo buio è calato su quelle macerie, nemmeno più lo Stato ha tempo di ricordarsene. A 33 anni si è vecchi e non si ha più voglia di predicare o di indagare, sotto le sferze centurione si può solo tentare di rimanere in piedi, al massimo di constatare.

E’ quello che fa la canzone di Lolli: c’è stata una Strage, lo si sente dall’odore nell’aria. Questo il testo:

Agosto, Improvviso si sente
un odore di brace.
Qualcosa che brucia nel sangue
e non ti lascia in pace,
un pugno di rabbia che ha il suono tremendo
di un vecchio boato:
qualcosa che crolla, che esplode,
quancosa che urla.
Un treno è saltato.

Agosto. Che caldo, che fumo,
che odore di brace.
Non ci vuole molto a capire
che è stata una strage,
non ci vuole molto a capire che niente,
niente è cambiato
da quel quarto piano in questura,
da quella finestra.
Un treno è saltato.

Agosto. Si muore di caldo
e di sudore.
Si muore ancora di guerra
non certo d’amore,
si muore di bombe, di muore di stragi
più o meno di stato,
si muore, si crolla, si esplode,
si piange, si urla.
Un treno è saltato.

Chi scrive, invece, all’epoca dei fatti era un bambino in vacanza coi genitori, in uno dei tanti camping lungo la riviera romagnola. La notizia del crollo alla stazione, alle orecchie di quel bambino, giunse attraverso la preoccupazione della famiglia della roulotte di fronte, sull’altro lato della stradina ghiaiosa che permette l’accesso alle piazzole. La signora preoccupata era di Bologna e sua madre un’impiegata alla stazione della stessa città, quella che, secondo la radio, sarebbe crollata sotto un’enorme boato, probabilmente per lo scoppio improvviso di una delle caldaie. La signora corse al telefono della reception (non c’erano i cellulari, era il 1980) e quel bambino si fermò dai suoi giochi per seguire, con gli occhi sgranati, la scia angosciata di quella donna.

Dopo non molto, la signora tornò alla sua roulotte, alla sua famiglia, pareva rincuorata, il viso rilassato: sua madre quel giorno non si sentiva bene, si era presa un giorno di malattia. Non era andata al lavoro e non era rimasta schiacciata sotto le macerie. Una fortuna sfacciata.

Il bambino, in silenzio, cercando di capire, osservava gli adulti conversare tra di loro, alternati tra occhi lucidi di sgomento e sorrisi di sollievo: man mano che trascorrevano i minuti, la radio aggiornava il numero dei morti e dei feriti, ma dall’altra parte la madre della signora era a casa, che non si sentiva bene.

Il bambino si ricorda che, in un crescere assordante e confuso di tutte queste voci e queste emozioni, gli rimase tra le orecchie un fastidioso sibilo forte, acuto, come di quando l’amico dispettoso ti si avvicina di soppiatto e, senza che tu te ne accorga, ti scoppia il palloncino riempito d’aria proprio in prossimità di un orecchio, e tu per qualche minuto non senti più nulla. Con le orecchie. Puoi sentire col naso e probabilmente sentirai

un odore di brace.
Qualcosa che brucia nel sangue
e non ti lascia in pace

Chiusura estate 2013

Siamo quasi giunti al famigerato e tanto temuto mese per chi se lo prospetta trascorre in città: agosto.

Agosto
è il mese più freddo dell’anno
L’inverno si sposta sei mesi in avanti
e non è il polo sud
qui non è il polo sud

cantano i Perturbazione: magari, esclamerebbe qualcuno prendendo i versi alla lettera. Ma agosto è il mese più bello dell’anno se ci si rivede a settembre, per cui chiudiamo la Biblioteca Meridiana con questo roboante augurio.

La Biblioteca Meridiana rimarrà chiusa per la pausa estiva da lunedì 29 luglio a venerdì 30 agosto compresi. Si riapre lunedì 2 settembre 2013

Buona estate e buon ascolto

I libri del mese – luglio 2013

Grazie a una cospicua donazione (purtroppo, non sappiamo da parte di chi: è stato abbandonato uno scatolone davanti alla porta della biblioteca e, come fosse un trovatello, noi l’abbiamo adottato), la Biblioteca Meridiana si è arricchita di una nuova sezione dedicata alla POESIA.

La poesia è quella particolare forma letteraria di solito non così amata dall’italiano, ovvero da quel popolo di poeti (e navigatori: del web, oggi) che la poesia ama scriverla ma non leggerla. Perché la poesia richiede uno certo sforzo per entravi, un adattamento non per forza lessicale (a meno che non si affronti Dante o il Tasso) ma sicuramente sintattico: quell’andare a capo di continuo, anche se la pagina fisicamente non è terminata, spesso disturba; se poi si va a capo con un colpo d’enjambement dà ancor di più sui nervi, perché nell’accapo si prende fiato, si ricomincia a pieni polmoni ed ecco subito un segno d’interpunzione che smorza l’entusiasmo, eppure la riga non è finita, la frase va avanti. Insomma, scherzi dello scrivere in versi, ovvero di un fare che ognuno di noi ha esercitato o tentato almeno una volta nella vita, con maggior facilità in seguito ad una delusione amorosa; e nello scrivere questo “sfogo” anche noi siamo andati a capo contraddicendo le regole della prosa o del discorrere, anche noi abbiamo cercato la nuance poetica, e ciò non ci ha dato poi così tanto fastidio: era parte del nostro forte sentire in quel momento; anzi, il medesimo sentire non poteva che essere concretizzato e materializzato che in quella forma: se l’avessimo scritto come quando si parla all’amico, l’amico non ci avrebbe capito.

Ecco, cos’è, o meglio, cosa potrebbe essere la poesia: in altre parole, la poesia è quella cosa che tratta chiunque fino all’età di vent’anni; oltre quell’età solo i poeti veri o gli stupidi lo fanno. Di fronte alla brutalità del mezzo, c’è chi ha preferito scrivere canzoni (giusto per parafrasare un cantautore: vediamo chi indovina di chi si parla?)

Con la sua nuova sezione (POE), la Biblioteca Meridiana vuole dare la possibilità ai lettori, appunto, di leggerla la poesia, non solo di sapere di averne scritte due o tre intorno ai 19 anni, e ora dimenticate chissà dove, ah forse in quel cassetto insieme alle foto di un compagno di scuola e al biglietto di un concerto al quale abbiamo cantato a squarciagola assieme. E l’amata destinataria delle poesie? Dimenticata anch’essa. Tutto ciò sarebbe triste se non esistessero i poeti e, ovviamente, il loro strano modo di andare a capo.

Ecco, un esempio di cosa potreste incontrare nella selva oscura della nuova sezione (dall’OPAC basta mettere “poesia” in ricerca libera, selezionare “altre biblioteche” da gruppi di biblioteche e poi B. Meridiana dalla tendina a fianco):

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PS – La poesia si fa leggere anche sotto l’ombrellone, anzi è consigliata dall’Associazione Medici Poeti Italiani